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Patto Territoriale "Valli del Leno"

di Martedì, 24 Marzo 2015
I profondi mutamenti in atto nello scenario socio-economico generale, nonché in quello provinciale, impongono di ripensare agli squilibri territoriali esistenti tra le diverse aree del Trentino. La provincia di Trento, sotto diversi profili, non ultimo quello socio-economico, rappresenta infatti un'area disomogenea in cui necessitano progetti di riequilibrio.

La richiesta di maggiore qualità della vita, come effetto di questo procedimento di riequilibrio, si è fatta pressante anche tra le comunità delle Valli del Leno.
Vi è infatti un manifesto disagio dei residenti nel veder percepito il territorio solo come riserva naturalistica o serbatoio d'acqua incontaminata, oppure luogo di svago per cittadini del fondovalle e della pianura urbanizzata. O peggio ancora soltanto valico di passaggio verso l’opulenza del sistema veneto.
Purtroppo ancor oggi vi è la tendenza marcata a mantenere ed intensificare le attività produttive nelle zone più favorevoli, con fenomeni di forte competizione per l'uso delle risorse ed in particolare del territorio, mentre in altre aree, per loro natura, svantaggiate, si assiste ad un progressivo abbandono delle iniziative profittevoli.
A causa di tali processi, appaiono evidenti anche nelle Valli del Leno i limiti del modello di sviluppo perseguito negli ultimi decenni. In tale logica, un progetto di rilancio delle aree così dette marginali può servire, esemplarmente, per le iniziative da intraprendere a livello più generale.
E’ la stessa idea di limite, di confine, di barriera a rappresentare l'essenza della vita nelle Valli del Leno. Come del resto nella montagna in generale!
Troviamo, infatti, forti vincoli, costrizioni imposte dalla morfologia dalla natura dei luoghi, generosa, di contro, nel ripagare sotto l’aspetto di una primitiva, incorrotta bellezza.
Limitati gli orizzonti.
Il sole, le quote, ed i ripidi versanti concedono scarse possibilità per le diverse colture. Permane un vincolo fisico alla possibilità di scambi e collegamenti, anche fra aree in linea d'aria estremamente vicine. L’acqua stessa, una delle poche vere risorse, è stata sottratta per un generale beneficio di estranea società, senza congrui vantaggi locali di ritorno. Per la sofferta agricoltura, trova preciso significato e ragione il nome di “Vallarsa”!
Necessariamente, si sostiene la strategia di tramutare i limiti in opportunità, ove possibile, ricercando soluzioni innovative e coerenti con la natura dei luoghi e un nuovo approccio per il godimento del territorio.
Quando i limiti climatici, orografici e sociali sono stati percepiti come non superabili, puntualmente é arrivato il declino economico quanto demografico.
Ancora oggi nelle Valli del Leno, aleggia una nota di rimpianto per una cultura e una tradizione che affondano le radici nel passato, e che ora possono essere inesorabilmente perdute, pur rappresentando parte dell’identità del territorio.
Contraddittorio e struggente risulta l’attuale desiderio di conservare, custodire, proteggere questi valori, in parte contrastante con un moderno concetto di crescita socio-economica.
Il rilancio potrà attuarsi attingendo a risorse endogene, integrate e sostenute da adeguate risorse esogene, innescando un processo di riequilibrio con le vicine aree fortemente urbanizzate.
Lo sviluppo legato alla sostenibilità deve considerare - entro un'etica e su valori condivisi – tre aspetti diversi: economico, sociale ed ambientale.
Aspetti non considerabili disgiuntamente, ma valutabili congiuntamente in tutte le loro possibili interazioni.
Nessuna componente, per quanto importante, rappresenta un vincolo/valore determinante: è l'interazione delle diverse componenti ambientali, sociali ed economiche a costituire l’innesco “chiave” ad una crescita economica continua. Con questa logica si vuole favorire uno sviluppo endogeno basato su tutte le risorse locali, con la possibilità di attivare sviluppi diversi e complementari tra aree contermini.
Strategia che porterà vantaggi non solo per aree marginali come le Valli del Leno, ma per le stesse aree centrali e fortemente urbanizzate del fondo valle.
In questo senso, quindi, il Patto territoriale delle Valli del Leno può rappresentare una visione di sviluppo più alta e nobile e di riequilibrio territoriale, piuttosto che una mera occasione per rendere un po' meno povere queste comunità marginali.
Ancora, occasione per sperimentare soluzioni eventualmente adottabili altrove e, allo stesso tempo, modo per promuovere la sperimentazione di modelli di sviluppo innovativi e partecipati, in un'ottica di sostenibilità di lungo periodo.
In definitiva si tratta di “riconsegnare alle comunità locali la titolarità nella formazione delle scelte del proprio futuro”.