Menu principale

Ti trovi in:

Home » Terragnolo » Cosa fare a Terragnolo » Antica Segheria Veneziana » Antica Segheria Veneziana

Menu di navigazione

Terragnolo

Antica Segheria Veneziana

di Mercoledì, 25 Marzo 2015 - Ultima modifica: Giovedì, 27 Luglio 2017
Immagine decorativa

In passato il legno, importantissima risorsa naturale ricavata dai boschi che caratterizzano ancora oggi la Valle, venne adoperato per svariati usi dalla comunità di Terragnolo. Lungo la destra orografica del Leno si possono vedere i resti di alcune antiche segherie e delle loro rogge, che sfruttavano l’energia sviluppata dalle acque del torrente per il taglio dei tronchi. Una di queste, chiamata la Sega del Valerio, si trova a Valduga dove, grazie alla forza dell’acqua, oltre alla segheria veniva fatta funzionare una teleferica per il trasporto del legname tagliato.

La più importante segheria però, che in anni recenti è stata oggetto di ripristino a fini didattici e storico culturali, si trova in frazione Sega e risale al Settecento. Dal 2011, grazie ad un attento restauro finanziato dalla Provincia autonoma di Trento, l’antico edificio è diventato un museo etnografico, polo culturale della Valle, attrezzato anche con una foresteria di cinque stanze (dieci posti letto) e un importante percorso didattico che illustra gli antichi mestieri del boscaiolo e del segantino e che permette ai più giovani di scoprire l’interessante mondo della dendrocronologia. 

(foto di L.Fornasa)

L’ANTICA SEGHERIA: MUSEO ETNOGRAFICO E POLO CULTURALE DELLA VALLE DI TERRAGNOLO

La segheria veneziana di Terragnolo, di proprietà comunale, è stata ristrutturata ed oggi è aperta al pubblico a scopo didattico e dimostrativo. L’intero sistema della segheria è stato rimesso in funzione ed è possibile vedere con i propri occhi come veniva tagliato un tronco e sentire nell’aria il profumo della segatura.

All’interno della struttura vi è allestito anche un Museo etnografico, in cui sono esposti gli strumenti del boscaiolo, del carpentiere e del falegname, fotografie d’epoca e pannelli esplicativi. Nell’artica segheria i visitatori, grandi e piccini, possono così ripercorrere le attività che un tempo portavano dal taglio delle piante nel bosco alle successive lavorazioni di tavole e travi.

L’antica segheria è ora luogo di cultura, dove si tengono conferenze, incontri, dibattiti, concerti, spettacoli teatrali e presentazione di libri, al fine di preservare e accrescere il patrimonio di conoscenze storiche e culturali della Valle di Terragnolo e del Trentino in generale.

Qui trova sede anche la Scuola della Pietra a Secco dell’Accademia della montagna del Trentino, con cui il Comune di Terragnolo nell’ottobre del 2016, ha stipulato uno specifico Protocollo d’Intesa. Il Comune mette a disposizione dell’Accademia gli spazi al secondo piano della Segheria, che la stessa può utilizzare per svolgere corsi teorici sulla costruzione di muri a secco e incontri a tema dedicati allo studio, al recupero e alla riscoperta del patrimonio terrazzato, caratteristica peculiare dell’ambiente di Terragnolo.

 

 (video di Renato Stedile)

 

ORARI DI APERTURA 

Da maggio ad ottobre: venerdì, sabato e domenica dalle 14:00 alle 18:00.

Visite su prenotazione per scuole e gruppi:

 

TARIFFE

Intero € 2,00 

Gratuito per bambini fino ai 6 anni

 

INFO E PRENOTAZIONI

Comune di Terragnolo tel. 0464/396122 email. segreteria@comune.terragnolo.tn.it

L’ESCURSIONE CONSIGLIATA

IL SENTIERO DELLA FONTANA VECIA

Lunghezza: 4 km; Dislivello: m. 205; Difficoltà: media

Dopo aver visitato la Segheria veneziana, consigliamo questa piacevole passeggiata per scoprire ed immergersi nella natura e nella storia della Valle. Dalla frazione Sega, superato il ponte, sulla sinistra si prende un’ampia strada bianca che fiancheggia il torrente Leno. Arrivati alla “pontera dei salgheri”, si oltrepassa il torrente e si continua fino ad giungere alla Fontana vecia. Da qui, seguendo la segnaletica, si può andare avanti verso Soldati o Incapo. Seguendo la strada provinciale si passa tra le frazioni di Zoreri e Baisi. Alcune centinaia di metri dopo Baisi si prende un sentiero che porta sulla strada comunale, per raggiungere infine il punto di partenza. 

  • il sentiero del fil sotto la Fraoperta
  • il sentiero del tof delle slitte Sono ampiamente descritti nell’apposita bacheca illustrativa vicino al ponte sul torrente Leno. 

Tutti e tre percorrono zone particolarmente suggestive. Il sentiero del tof delle slitte in particolare segue il corso del rio Passaul (affluente del Leno) e passa per Il Masetto: bella struttura ricettiva con possibilità di pernottamento, pranzi e cene.

IL LAVORO DEL SEGANTINO

Nella Segheria veneziana di Terragnolo il meccanismo veniva azionato dall’acqua, derivata dal Leno e condotta alla segheria tramite rogge (canali artificiali). Qui le operazioni potevano essere effettuate quando la ruota era libera dal ghiaccio e la portata d’acqua adeguata, quindi soprattutto in primavera e in autunno.  La sega solitamente veniva azionata ai primi di marzo, quando la neve in montagna si scioglieva e il Leno si ingrossava a vista d’occhio. Alla segheria venivano condotte solo piante da opera (Larici, Abeti, Pini). Le piante, depositate nel piazzale di fronte alla segheria, erano fatte rotolare con gli zapini sul carro della sega (che si muoveva su rulli di legno) e fissate alle banchine con una longarina bloccata da dei cunei. 

Nella segheria si producevano travi e assi e, quando c’era acqua in abbondanza, i segantini lavoravano giorno e notte ininterrottamente, riuscendo a segare fino a 9.000 mc. di legname da opera all’anno.

NOTE STORICO AMBIENTALI

 

IL BOSCO DI TERRAGNOLO, FONTE DI MATERIA PRIMA: IL LEGNO

Nella bassa Vallata, il bosco è costituito da un misto di latifoglie tra cui le più importanti sono le Querce, l’Acero campestre e il Tiglio. Sono presenti anche il Pino nero, il Pino silvestre, il Larice e l’Abete rosso. Al di sopra degli 800 – 1000 metri inizia la zona della faggeta, dove predomina il maestoso Faggio dai tronchi cinerei, accompagnato dagli Abeti bianco e rosso, il Larice, l’Acero Montano e il Maggiociondolo alpino.  

I PRIMI BOSCAIOLI FURONO I CIMBRI

Secondo la tradizione montanara della Valle di Terragnolo gli abitanti un tempo ricavavano le risorse fondamentalmente dall’ambiente in cui vivevano. La prima risorsa che venne sfruttata fu il legname e di conseguenza uno dei primi mestieri esercitati nella Valle fu quello del boscaiolo. I primi boscaioli furono i cimbri, di origine germanica, che a partire dal XII secolo giunsero a Terragnolo e sugli Altipiani di Folgaria, Lavarone e Luserna, dando origine ai primi nuclei abitati. I cimbri si occuparono del disboscamento, del dissodamento e della messa a coltura dei ripidi pendii, aridi e poco fertili che caratterizzano in modo particolare il versante destro della Valle.  Questo lavoro impegnativo venne portato avanti nel tempo e ancora oggi, se si osserva il paesaggio di Terragnolo, si notano i piccoli ripiani alternati a muretti a secco, carattere identitario del paesaggio rurale. 

Il mestiere del boscaiolo restò sempre una delle attività principali della comunità locale. Bruno Bais, nel suo testo “Storia della Valle di Terragnolo” (1986), ci racconta che “era abitudine dei boscaioli partire da casa il lunedì mattina, per recarsi nei boschi per il taglio e la raccolta del legname e a far carbone  e rientrare quindi il sabato sera. Nel lavoro di raccolta erano aiutati anche dalle donne che, pazientemente portavano a spalla le bore (tronchi) da un sentiero all’altro, nei tovi (una specie di strada ripida in mezzo al bosco) in grandi cataste (cavaloni) e dai tovi le bore venivano fatte scendere (palotae) fino sulla strada per essere poi vendute. Il lavoro nel bosco era piuttosto faticoso e poco redditizio. Durante la settimana dormivano nel bosco nei baiti, rifugi fatti per riposarsi, ripararsi dal freddo, dalla pioggia, dormire e cucinare…L’orario di lavoro, in inverno, era dall’alba fino a notte e in estate era di 12-14 ore giornaliere. Questo andamento di lavoro ed usanze finirono durante il secondo conflitto mondiale (1940-45)”[1].

I FALEGNAMI, GLI ARTIGIANI DEL LEGNO

Nella Valle di Terragnolo, lungo il Novecento, diversi ottimi artigiani esercitarono come falegnami per le proprie esigenze e per gli abitanti delle frazioni. A Zoreri c’era Federico Turle, a Campi Oreste Gerola, a Sega Fortunato e Albino Gerola, a Puechem Luigi Peterlini e Alberto Diener, a Piazza Peterlini, a Valle Aquilino Valle e a Valduga Fortunato Valduga. In tempi più recenti alcune famiglie si sono dotate di macchine da falegnameria per poter assolvere alle richieste degli abitanti di Terragnolo, ma anche della Vallagarina, dando vita a dei laboratori artigianali. Fra questi si ricordano Ettore Diener a Peltreri, Silvano Diener a Puechem, Norino Folgarait a Piazza, Nello Lanaro a Baisi e Leonello Potrich a Potrich.

ORIGINE ED EPILOGO DELLA SEGHERIA VENEZIANA

Le segherie veneziane si diffusero in Trentino intorno al Quattrocento introdotte dalla Serenissima Repubblica di Venezia (da qui il nome di “segheria veneziana”), che conquistò la Vallagarina e zone limitrofe diffondendo in questi luoghi importanti novità tecnologiche. La Serenissima aveva grande interesse nel settore del commercio del legname, per questo motivo elaborò nuove tecniche che permisero una lavorazione avanzata della materia prima, tecniche che vennero mantenute e perfezionate nel corso del tempo. La segheria di Terragnolo era una tipica segheria veneziana, il cui edificio originario risaliva al Seicento, più volte citato in un catasto del 1673 conservato presso il Comune di Terragnolo. La segheria è segnalata più volte nel catasto teresiano del 1792. Al tempo era proprietà della famiglia Gerola e degli eredi di Domenico Stedile. Dal 1875 risulta di proprietà di Gerola Antonio fu Bortolo “Madregna” dai Molini. La roggia, che alimentava i meccanismi, venne definitivamente chiusa nel maggio 1972 mettendo la parola “FINE” ad una storia di lavoro, passione e sacrifici, durata secoli.

FUNZIONAMENTO DELLA SEGHERIA, ALCUNE NOTE TECNICHE

Strutture di captazione dell’acqua e ruota idraulica

L’acqua, prelevata direttamente dal Leno, veniva raccolta in una vasca e da qui tramite un canale cadeva a velocità sostenuta direttamente sulla ruota idraulica e imprimeva ad essa un elevato numero di giri (da 120 a 150 al minuto). In fondo alla condotta c’era una valvola che permetteva di aprire o chiudere l’acqua e quindi di regolarne la forza e la potenza, che variava da 5 a 8 cavalli vapore.

 

Organi di trasmissione

Gli organi di trasmissione trasmettevano il movimento alla sega e al carro su cui era fissato il tronco. Erano costituiti dal sistema biella manovella per il movimento alternativo della sega e dal sistema di avanzamento del carro. La ruota idraulica era montata su un albero, alla cui estremità era sistemata la manovella che trasformava il moto rotatorio della ruota in quello alternativo verticale del telaio portalama. La manovella era collegata al telaio tramite la biella. La lunghezza del braccio della manovella (circa 20-25 cm) determinava una lunghezza della corsa del telaio, che variava dai 40 ai 50 cm.

Il sistema di avanzamento

L’avanzamento del carro su cui era fissato il tronco era determinato dal tiro di una catena che si avvolgeva attorno ad un rullo. Il movimento del rullo dipendeva dal moto del telaio porta lama, pertanto a ogni corsa di lama veniva effettuato un avanzamento del carro. Tale avanzamento poteva essere regolato dal segantino tramite una leva e variava a seconda del diametro del tronco da segare (dai 2 mm ai 10 mm per corsa). A lavoro ultimato, ovvero quando il tronco era segato nella sua interezza, un campanello suonava per avvisare il segantino, che, dopo aver disinnescato l’avanzamento meccanico del carro, lo trasportava manualmente, posizionandolo al punto di partenza, per ricominciare il taglio di una nuova asse di legno.

Attrezzi e manutenzione

Il lavoro nella segheria e le diverse attività di manutenzione da svolgere prevedevano l’uso di diversi tipi di attrezzi, come ad esempio lime per l’affilatura della lama, misuratori di allicciatura (cioè la divaricazione dei denti della sega), chiavi per deviare i denti. Oltre a questi vi era una serie di chiavi, pinze e martelli per sistemare i meccanismi. Per regolare lo spessore del taglio vi erano invece dei cunei di legno e gli spessori di ferro. C’erano anche attrezzi usati nelle varie fasi del lavoro: ferri per tenere assieme le cataste di legname (cambre), supporti per muovere le tavole segate, rastrelli per raccogliere la segatura, spessori che servivano per definire la larghezza dell’asse da tagliare, zappino per spostare i tronchi.

 

 

LIBRI PER SAPERNE DI PIÙ

  • BAIS B., Storia della Valle di Terragnolo – ricerche e documenti, La Grafica, Mori (TN), 1986.

BRAGA G., CHEMINI C., FESTI F., ET AL., Le Valli del Leno, Vallarsa e Valle di Terragnolo, Verona, 1989.

[1] BAIS B., Storia della Valle di Terragnolo, p. 109.

Tipologia di luogo
Collocazione geografica
Telefono
0464 396122

Riferimenti:

di Sabato, 06 Maggio 2017
di Giovedì, 26 Marzo 2015
di Giovedì, 26 Marzo 2015