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Terragnolo

Ex Cimitero Austroungarico di Geroli

di Giovedì, 27 Luglio 2017 - Ultima modifica: Venerdì, 28 Luglio 2017
Immagine decorativa

Il cimitero di Geroli, situato nella omonima località, costituisce un’importante testimonianza della Grande Guerra, in quanto qui furono seppelliti soldati caduti nella Valle di Terragnolo durante la carneficina della Strafexpedition (1916) e sul versante nord del Pasubio dal 1916 al 1918. Il primo soldato sepolto qui fu Adolf Koller, morto il 3 aprile 1916, mentre l’ultimo fu May Ostermann, spirato il 29 novembre 1918. Tra queste due date vennero scavate altre 470 tombe, alcune delle quali multiple. Negli anni 2012-2014 il camposanto è stato oggetto di una attenta opera di restauro conservativo e dal 2015 è reso accessibile ai visitatori.

Nelle sezioni seguenti vengono ripercorse le tappe principali del conflitto in Terragnolo, zona di confine, e la storia di questo piccolo cimitero di guerra. 

(foto di L. Fornasa)

COME RAGGIUNGERLO

Il cimitero si trova nella frazione Geroli, che si raggiunge in macchina percorrendo prima la S.P. n. 138 della Borcola fino a località Maureri e poi scendendo a destra sulla strada comunale che passa per frazione Sega e poi risale verso Geroli.

 

OTTO PICCOLI CAMPOSANTI

Nel Comune di Terragnolo alla fine della guerra si trovarono otto cimiteri, fra questi il più grande era a Geroli, e circa settanta piccoli gruppi di salme militari sparse. Nel cimitero di Geroli l’Austria aveva censito a fine guerra 734 salme, fra questi 381 sconosciuti.

Dopo il 1919 per una decina d’anni ci fu la ricerca dei morti in tutta la Valle. Le salme dei piccoli cimiteri di Borcola, Zoreri, Piazza, Valduga, Busa Bisorte, Baisi e Sega vennero riesumate e trasportate in parte a Geroli e la maggior parte al sacrario di Casteldante a Rovereto.

Nel 1921 il Commissario civile del Distretto Politico di Rovereto chiese al Comune di Terragnolo di esumare tutti i caduti italiani del Regio esercito e della Regia Marina, così rimasero a Geroli solamente i soldati dell’esercito imperial regio.

I DEFUNTI DEL CIMITERO DI GEROLI

Nel 1929 il Commissario Onoranze Salme Caduti di Guerra distaccamento di Rovereto restituì al Comune di Terragnolo l’elenco dei caduti e la pianta del cimitero di Geroli, dove risultavano sepolti in 470 tombe contraddistinte da cippi in cemento con targhetta nominativa e piccola croce in rilievo, ben 492 soldati noti (404 austriaci, 76 ungheresi, 9 russi e 3 rumeni) e 366 sconosciuti.

 

IL RECUPERO DELLA MEMORIA

Fino agli anni ’50 del Novecento i bambini della Valle andavano al cimitero per onorare i caduti e ogni anno arrivavano anche i familiari dei soldati. L’ultima delegazione arrivò nel 1964.

Nel 1970 la Croce nera d’Austria chiese di traslare i morti dell’Impero nell’Ossario di Casteldante (Rovereto) e da quell’anno iniziò l’abbandono del cimitero di Geroli.

Nel 2012 il Comune e il Gruppo Alpini di Terragnolo iniziarono i primi lavori di ripristino e di recupero di questo luogo della memoria.

Negli anni 2012 - 2014 i lavori proseguirono e vennero portati a termine grazie all’aiuto del Servizio per il Sostegno occupazionale provinciale. Il progetto di valorizzazione è stato seguito dall’architetto Giorgio Lasta e dal geometra Massimo Stoffella, assieme al Servizio conservazione della natura e valorizzazione ambientale della Provincia autonoma di Trento.

Gli Alpini ne curano la manutenzione.

FORTI, MUSEI E LUOGHI DI INTERESSE STORICO NELLE VICINANZE

 

 

NOTE STORICHE

 

1914, SCOPPIA LA GRANDE GUERRA

Negli anni antecedenti il Primo Conflitto Mondiale uomini, ma anche donne, anziani e giovanissimi di Terragnolo vennero impiegati per scavare trincee e piantare reticolati sul Monte Maggio e per costruire il Forte Dosso delle Somme - Werk Serrada, negli anni 1911 - 1914.

Il 27 luglio 1914 gli uomini abili, dai 20 ai 45 anni, partirono per il fronte inquadrati nell’esercito imperial regio. Inizia così una guerra destinata a durare quattro lunghi anni che coinvolgerà tutto il mondo portando distruzioni e perdite umane spaventose.

 

1915, È L’ALBA DEL 24 MAGGIO, L’ITALIA DICHIARA GUERRA ALL’AUSTRIA

Questo fatto per la popolazione di Terragnolo, che si trovava nelle immediate vicinanze del fronte, significò evacuazione, dolore e lutti. Nel corso della guerra il territorio venne profondamente modificato e adattato alle esigenze belliche. Si scavarono trincee, si costruirono teleferiche per collegare la Valle alle cime più alte, strade percorribili dalle truppe e dai muli, baraccamenti per ospitare i soldati, punti di soccorso per prestare le cure ai feriti e otto piccoli cimiteri di montagna dove seppellire i caduti.

Non fu solo il destino di Terragnolo: da un giorno all’altro, infatti, tutta la frontiera con il Regno d’Italia divenne un unico fronte di guerra, fronte che l’Austria, a partire dalla metà dell’Ottocento, aveva blindato con fortezze, come ad esempio le sette fortezze di Folgaria, Lavarone e Luserna Lusérn.

 

1915, L’OCCUPAZIONE ITALIANA DELLA VALLE DI TERRAGNOLO

Tra la fine del maggio del 1915 e il dicembre dello stesso anno le truppe italiane occuparono la Valle di Terragnolo, incontrando scarsa resistenza da parte del nemico. L’attacco italiano causò gravi danni alle frazioni, in modo particolare a Piazza, dove i cannoni bombardarono il cimitero, la chiesa, la scuola e la cooperativa. L’Austria, dopo la sconfitta, decise di posizionare l’esercito nella seconda linea difensiva sul versante destro della Valle, sulle forti e dominanti posizioni del monte Finonchio, il cui orlo meridionale era fornito di capisaldi e trinceramenti che, scendendo alla Cogola di Serrada, di lì continuavano poi verso il forte Dosso delle Somme, dove era possibile svolgere un’efficacie difesa anche con poche truppe e pochi mezzi disponibili.

 

IL DESTINO DELLE DONNE, DEI BAMBINI E DEGLI ANZIANI

Allo scoppio della guerra contro l’Italia la popolazione fu costretta a penosi trasferimenti e ad abbandonare tutto ciò che possedeva per partire per l’Austria, dove inizialmente fu ospitata in vari paesi del Tirolo e della Boemia. In seguito la maggior parte dei profughi di Terragnolo fu inviata nella Città di legno di Mitterndorf vicino a Vienna, dove vi restò fino alla fine della Grande Guerra (1918). Qui la vita fu molto difficile a causa della scarsità di cibo e delle malattie che trovarono facile terreno in corpi denutriti. Col tempo la situazione migliorò e l’esistenza si fece più accettabile e “normale”. Vennero infatti costruiti scuola, chiesa, negozi di alimentari e ospedale. Non tutti i terragnoli furono trasferiti a Mitterndorf: alcune famiglie ebbero infatti la fortuna di trascorrere gli anni della guerra in vari villaggi, dove lavorarono presso famiglie di contadini.

 

1916, LA SPEDIZIONE PUNITIVA AUSTRIACA

Tra la fine del 1915 e il maggio 1916 le truppe italiane diedero al territorio conquistato una sistemazione difensiva fatta di trinceramenti, postazioni, fogate petriere e sette piccole Guardie, ossia case presidiate da un gruppo di soldati, trasformate in fortini e posti d’osservazione, che avrebbero dovuto segnalare un eventuale attacco dall’alto e anche fermarlo. Nonostante quest’opera di difesa, nel maggio del 1916 con la Strafexpedition - Spedizione punitiva le truppe austroungariche si ripresero in pochi giorni la Valle, sfondando le linee italiane e portando il fronte sulla linea Col Santo - Roite - Pasubio. Furono cinque giorni di atroci combattimenti in cui persero la vita moltissimi soldati.

Terragnolo divenne così un’importante retrovia della nuova linea del fronte, con magazzini e depositi ovunque. La Valle era percorsa da una fitta rete di impianti a fune che la collegavano con l’Altopiano di Folgaria e il Pasubio. Furono costruite strade, cimiteri, centri di vita.

La Strafexpedition, nonostante i successi iniziali, si rivelò un fallimento per gli austriaci, in quando non riuscirono nell’impresa di scendere nella Pianura veneta, così come prestabilito.

1916 – 1918 GUERRA DI TRINCEA E DI MINE SUL PASUBIO

La Strafexpedition spostò la linea del fronte e avvolse il Pasubio in un turbine di inaudita violenza. Di fronte all’avanzata dell’esercito imperiale, gli italiani erano riusciti a mantenere il possesso della cima meridionale e della cresta orientale del massiccio. Quando l’offensiva austriaca si affievolì, gli italiani ripartirono all’assalto. Nell’estate 1916 le battaglie furono violentissime. I Kaiserjäger definirono la montagna il loro inferno soprattutto quando nel mese di ottobre riportarono la perdita del 75 % dei loro soldati (3.500 uomini), mentre gli italiani ne persero 4.400.

La drammaticità, nonché l’assurdità, di questi momenti emerge chiaramente dalle parole di Gino Gerola, che attraverso uno dei personaggi del romanzo “La Stagione dei Bortolini”, arrivano dritte al cuore sensibile:

“Vedi per esempio, quando eravamo là sul Pasubio – alza occhiate attraverso la finestra alle montagne di fronte – e le trincee degli italiani erano quasi a un tiro di sasso, si sentivano parlare e era la nostra stessa lingua e chiamavamo e rispondevano, addirittura si conversava in certi momenti. Salvo poi accendere su un inferno di scoppi e di fucilate, quando da dietro i capi davano gli ordini. E bisognava obbedire, non c’erano cristi[1].”

Durante l’inverno 1916 – 1917 le abbondanti nevicate costrinsero gli eserciti a fortificarsi nelle loro posizioni, trasformando i cosiddetti “Denti del Pasubio” in un esteso sistema sotterraneo di caverne e postazioni, ancora oggi visibili.

I primi di novembre 1918 gli italiani occuparono l’intera zona sommitale del Massiccio, mentre una colonna calava lungo la Val Gulva, dove nasce il torrente Leno, nella Valle di Terragnolo.

Sulle rocce e sulle infinite croci che ne segnavano la cruenta vicenda, scese finalmente la pace. 

Il conflitto in questi luoghi fu talmente violento che Re Vittorio Emanuele III nel 1922 decretò il Pasubio “zona sacra”, una montagna che, in soli tre anni, vide spegnersi 10.000 vite umane.

Oggi è fondamentale ricordare questi fatti, affinché l’”inutile strage" iniziata più di cent’anni fa non cada nell’oblio.

1918: FINE DELLA GUERRA E RITORNO A CASA

Alla fine della guerra molte furono le perdite umane che la comunità di Terragnolo pianse: nel campo profughi morirono in totale 451 persone (168 delle quali furono bambini al di sotto dei cinque anni) e 90 tra caduti e dispersi in guerra. Per i profughi in particolare il ritorno non fu solo triste, ma anche estremamente difficoltoso: condotti in treno fino a Rovereto, solo in pochi trovarono posto sui camion che li riportavano a casa; tutti gli altri dovettero arrangiarsi a risalire a piedi la Valle. Davanti ai loro occhi si presentarono paesi disseminati di rovine, nei quali si ritrovarono abbandonati a se stessi e privi di ogni assistenza.

La Grande Guerra portò, come tutte le guerre, solo danni incalcolabili alla vita e all’economia delle popolazioni.

 

LIBRI PER SAPERNE DI PIÙ

  • BAIS B., Storia della Valle di Terragnolo – ricerche e documenti, La Grafica, Mori (TN), 1986.
  • BARATTER L., Dagli Altopiani a Caporetto, Luserna (TN), 2007.
  • ISCHIA M. e TAMBURINI A., Alla scoperta dei luoghi Grande Guerra Adamello, Garda, Pasubio, Altipiani, Dolomiti, Valentina Trentini editore, Trento, 2013.
  • PIEROPAN G., Il Pasubio e le sue Valli, Val Leogra – Vallarsa – Val Terragnolo – Val Posina, Gino Rossato Editore 1998, Valdagno (VI), 1998.
  • PIEROPAN G., Monte Pasubio, Guida alla zona sacra, itinerari – ambiente –storia, Gino Rossato editore, Valdagno (VI), 1990.
  • ZANDONATI A., La valle contesa Terragnolo 1915 – 1918, Edizioni Osiride, Rovereto (TN), 2015.

[1] GEROLA G., La stagione dei Bortolini, Gardolo (TN), 1990, p. 60.

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