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Terragnolo

Il torrente Leno

di Giovedì, 27 Luglio 2017 - Ultima modifica: Venerdì, 28 Luglio 2017
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Il torrente Leno è uno dei simboli indiscussi della Valle di Terragnolo: con il tarabuso (uccello migratore amante delle zone umide), l’ascia e la vanga, compone lo stemma del Comune. Oggi vale la pena di prendersi il tempo per riscoprire questo piccolo antico paradiso del Trentino. Lungo il torrente è possibile godere di momenti di indimenticabile relax al Lido in frazione Sega, dove sostare e prendere il sole sulla spiaggia cullati dallo scorrere delle acque.

Per coloro che vogliono fare un po’ di movimento, l’ideale è passeggiare lungo le rive ascoltando il suono dell’acqua che scroscia e il profumo della natura che abbraccia. Vicino al  Leno, poi, si trova l’Antica Segheria Veneziana, tesoro di storia e di cultura locale. Le sue acque costituirono nei secoli fonte di sussistenza, di energia e di vita per la comunità locale. Il torrente, che a tratti si fa impetuoso, ha permesso all’uomo di lavorare il legname nelle segherie, di macinare il formentom (grano saraceno) nei mulini e trasportare il legname fino alla citta della Quercia.

Queste attività su cui in passato si reggeva l’economia della Valle sono scomparse, ma ciò che resta costante è il torrente, il Leno, che con l’andamento delle sue acque limpide solca la Vallata e la accompagna nella Storia e nel Tempo.

(foto di M.Schönsberg)

IL LIDO, PICCOLO EDEN DI RELAX E DIVERTIMENTO

Durante la primavera e l’estate nella Valle di Terragnolo c’è un posto speciale per prendere il sole e fare il bagno: è il Lido situato lungo il torrente in frazione Sega, accanto all’antica Segheria veneziana con museo annesso.

La zona è una spiaggetta - solarium, da dove, attraversato il ponte di legno, si arriva a un’area ricreativa, nella quale si trovano giochi per i più piccoli e una zona picnic con tavoli e  panchine, dove è possibile trovare frescura e ristoro nelle calde giornate estive e trascorrere momenti lieti in compagnia. Per garantire la piena fruibilità vi è un parcheggio, situato subito dopo il ponte della frazione Sega, all'imbocco della strada che poi porta al Lido.

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PASSEGGIARE CULLATI DALLE ACQUE

Lungo il torrente si trovato molti sentieri, adatti anche alle famiglie con bambini piccoli. Tra questi consigliamo il Sentiero della Fontana Vecia e il Percorso dell’acqua che dalla frazione Valduga giunge fino a frazione Sega.

 

Il Sentiero della Fontana Vecia

Dalla frazione Sega, subito superato il ponte, sulla sinistra si prende un’ampia strada bianca che fiancheggia il torrente Leno. Arrivati alla “pontera dei salgheri”, si oltrepassa il torrente e si continua fino a giungere alla Fontana vecia. Da qui, seguendo la segnaletica, si può andare avanti verso Soldati o Incapo. Seguendo la strada provinciale si passa tra le frazioni di Zoreri e Baisi. Alcune centinaia di metri dopo Baisi si prende un sentiero che porta sulla strada comunale per raggiungere infine il punto di partenza. 

Percorso dell’acqua Valduga – Sega

Il percorso lungo il torrente è consigliato a chi vuole vivere un’immersione totale nella natura, a diretto contatto con la fauna e la flora tipiche del luogo. È una passeggiata adatta per le famiglie, anche per il fatto che al punto di partenza e al punto di arrivo si trovano funzionali aree picnic e aree giochi. Per coloro poi che vogliono approfondire la storia della Valle, a Geroli, poco distante dalla frazione Sega, è possibile visitare l’ex cimitero austro-ungarico, luogo ricordo della Prima Guerra Mondiale.

 

NOTE STORICO AMBIENTALI

 

BACINO IDROGRAFICO

La Valle di Terragnolo è percorsa dal torrente Leno, che nasce dalla profonda e selvaggia Val Gulva, ai piedi del massiccio del Pasubio, compresa fra la Costa di Borcola (2.000 m.) a sud e il contrafforte del Monte Bisorte (1.965 m.) a nord. Successivamente esso scorre compreso tra il solitario versante settentrionale del Pasubio e la solare costa meridionale dell’Altopiano di Serrada e del Monte Finonchio (m. 1.603).

Il letto del Leno è formato per molti tratti da viva roccia, ghiaia, massi grandi e piccoli, profondi anfratti. Durante il percorso è alimentato da molti ripidi ruscelli che, nel tempo delle piogge, diventano impetuosi, e da sorgenti di origine carsica. Con il tempo, l’erosione delle acque dei ruscelli ha scavato sul fianco destro della Valle profondi solchi. Gli affluenti principali del torrente Leno sono, a destra: Borcola, Giordano, Ertile, Wasserthal, Valle dei Ponti, Val Calchere, Acqua Negra e Valgrande; a sinistra: Praghim, Sarta e Pazaul.

Il torrente percorre la Valle per 18 km circa, entrando nel territorio comunale di Rovereto nelle vicinanze della frazione S. Nicolò. Qui confluisce nel Leno di Vallarsa, con il quale sfocia poco dopo nell’Adige.

Tutte le frazioni di Terragnolo, disposte lungo il pendio della valle in posizione lineare e soleggiata, sono poste sulla sponda destra del torrente, tranne tre: Ghesteri, Geroli e Pinterreno.

 

IL TRASPORTO FLUVIALE DEL LEGNAME

Il Leno e i suoi affluenti rappresentavano un’opportunità preziosa e assicuravano notevoli vantaggi alle popolazioni locali. Nel passato il torrente svolse un ruolo molto importante per l’economia della Valle, le cui acque vennero sfruttate per il trasporto del legname e il funzionamento di mulini e di segherie. In mancanza di strade e comunque in una situazione in cui i trasporti risultavano costosi e difficoltosi l’utilizzo della via d’acqua diventava indispensabile al fine di poter utilizzare proficuamente il legname. Durante l’autunno veniva preparato a pezzi di varie dimensioni (bore) e successivamente portato sulle sponde del Leno. Ogni pezzo veniva contrassegnato con un simbolo (ad esempio il trifoglio e il diavolet) scolpito con l’ascia (manarot), il quale indicava il proprietario della bora. A primavera le bore venivano gettate in acqua e la corrente impetuosa le trasportava fino a Rovereto, in località Le Gere (attuali Maioliche); qui veniva tratto a riva per essere venduto. Non era raro però che, durante le grandi alluvioni, le bore finissero addirittura a Verona o nella Pianura Veneta.

Lungo il percorso del torrente, il trasporto era sorvegliato da degli operai, che utilizzavano lunghi arpioni (langheri) per rimettere il legname in moto quando si fermava o si impigliava. A Le Gere ogni proprietario traeva a riva il proprio legname che riconosceva grazie al contrassegno. Le bore senza marchio costituivano una catasta a parte. Esse alla fine dell’operazione venivano suddivise in due parti: la prima veniva portata ai frati, la seconda venduta e il ricavato serviva per offrire la cena a tutti coloro che avevano preso parte alla fluitazione.

Per poter fruire di questa via fluviale di trasporto si doveva pagare un pedaggio. Lungo il corso dei secoli la comunità di Terragnolo difese in ogni occasione il diritto relativo all’utilizzo delle acque, fino a quando il faticoso trasporto delle bore via Leno finì. Nel 1908 venne costruita la strada Maureri - Sega e, a partire da allora, il legname venne trasportato utilizzando carri trainati da buoi.

 

L’ALLUVIONE DEL 1882

L’alluvione del 1882 colpì profondamente la Valle di Terragnolo, come il resto del Trentino. Il Torrente Leno e i suoi affluenti, enormemente ingrossati dalle continue ed insistenti piogge torrenziali, strariparono, facendo danni enormi. In certi tratti cambiarono volto al suolo e deviarono dal loro corso primitivo. Ponti e passerelle furono travolti, così come alcune abitazioni, ad esempio il Mulino e Casa Madregni in frazione Sega. I mulini e le rogge della zona furono messi fuori uso ed insabbiati. Fortunatamente non vi furono vittime.

 

LE FONTANE VECCHIE

In tutte le frazioni di Terragnolo anticamente si usava l’acqua del Leno e di piccole sorgenti, vicino alle quali gli abitanti del tempo vi portarono dei grandi massi con i quali costruirono dei recipienti / vasche detti albi o fontane vecchie, che esistono tutt’ora. In essi convogliavano l’acqua attraverso tubature di legno e scorze di alberi.

I MULINI    

A partire dal Medioevo il corso d’acqua costituì una fonte preziosa di energia utilizzata prevalentemente a scopo molitorio. Esistevano dei piccoli mulini, come el Molino del Lanaro, del Madregna del Diaolet, del Puns, Molino Vecchio che servivano per macinare i pochi cereali prodotti nella Valle (segale, orzo, grano saraceno detto formentom). Vi erano anche fabbri e falegnami che sfruttarono le acque del torrente per azionare i loro impianti artigianali, come ad esempio nella frazione Valduga.

IL RAPPORTO CON LA VALLE DELL’ADIGE E CON ROVERETO

Dalla Valle di Terragnolo, così come dalla Vallarsa, la città della Quercia ha ricevuto nel corso dei secoli risorse e uomini. Tra le risorse, sicuramente un ruolo importante hanno svolto le acque, grazie alle quali Rovereto ha potuto far funzionare le manifatture, le filande e l’intera vita urbana. 

 

LIBRI PER SAPERNE DI PIÙ

  • BAIS B., Storia della Valle di Terragnolo – ricerche e documenti, La Grafica, Mori (TN), 1986.
  • BRAGA G., CHEMINI C., FESTI F., ET AL., Le Valli del Leno, Vallarsa e Valle di Terragnolo, Verona, 1989.
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