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Terragnolo

Passo della Borcola

di Giovedì, 27 Luglio 2017 - Ultima modifica: Domenica, 10 Settembre 2017
Immagine decorativa

Il Passo della Borcola si trova a 1.207 m s.l.m. e rappresenta il naturale confine orientale del massiccio del Pasubio, che viene separato così dal Monte Maggio. Il Passo costituisce il collegamento tra la Valle di Terragnolo e la confinante Val Posina, in Provincia di Vicenza.

Ha sempre rappresentato una linea di frontiera; a testimoniarla il Leone di San Marco, visibile ancora oggi, che per secoli segnò il confine politico tra l’Impero e la Repubblica di Venezia prima, tra l’Austria e l’Italia poi. Oggi qui si può fare una sosta a Malga Borcola e visitare la chiesetta degli Alpini. Dal Passo partono diversi sentieri, lungo i quali è possibile osservare tracce e vestigie della Grande Guerra: epigrafi, stazioni di teleferiche, caverne, postazioni d’artiglieria e trinceramenti.

ESCURSIONI CONSIGLIATE

I sentieri che consigliamo di percorrere sono di elevato interesse naturalistico, storico e culturale. Consentono infatti di accedere a luoghi che furono teatro di travagliate vicende della Grande Guerra e osservare lungo il cammino resti di trincee, gallerie e diverse altre opere militari. Nei boschi e sulle rupi molte volte si possono incontrare e vedere caprioli, camosci e anche cervi. Durante la primavera l’escursionista potrà ammirare lo spettacolo del risveglio della natura e d’estate assaporate il calore dei raggi di sole, durante una fantastica camminata ad alta quota.

 

  1. A.    VAL DEI PONTI – MALGA GULVA – PASSO DELLA BORCOLA

Lunghezza: 6 km; Dislivello: m. 250; Difficoltà: media

Una passeggiata alla scoperta del torrente Leno, dei pascoli e della natura alpina.

 

Breve descrizione dell’itinerario

Dalla località Piazza di Terragnolo, si prende la deviazione, a sinistra, per il Passo della Borcola. Oltrepassata la galleria in località Val di Ponti sulla S.P. 138 della Borcola si lascia l’auto sulla destra. Ci si incammina sulla strada forestale che scende verso il Leno. Dopo circa 20 minuti di giunge al ponte di legno in fondo alla Val Giordano. Dopo il ponte si procede a sinistra sulla strada che in leggera salita si snoda fra faggi e abeti. Arrivati a Malga Gulva si devia a sinistra per il sentiero che porta a Malga Borcola. Raggiunta la Malga sita sulla S.P. n. 138 si ritorna scendendo al punto di partenza tramite la provinciale stessa.  

 

  1. B.     PASSO BORCOLA - MONTE MAGGIO

Lunghezza: 4 km; Dislivello: m. 646; Difficoltà: difficile

Si tratta di un’escursione consigliata a persone allenate ed equipaggiate che vogliono immergersi nella storia e nella natura di Terragnolo.

Breve descrizione dell’itinerario

Dalla località Piazza di Terragnolo, si prende la deviazione, a sinistra, per il Passo della Borcola, dove si lascia l’auto. Da qui si incontra un cartello segnaletico della SAT che ci indica il sentiero da prendere per raggiungere il Monte Maggio: è il sentiero 124 / della Pace / Sentiero europeo E5. Il primo tratto del percorso, è molto agevole; si aggira un piccolo dossetto fino a che si trova un ulteriore imbocco di sentiero che sale nel bosco. Iniziano una serie di tornanti, abbastanza ripidi, che portano nei pressi di una vecchia cava di marmo. Si prosegue, con sentiero sempre ripido, fino ad uscire dal bosco e, in brevi tornanti, ci si trova su paesaggio roccioso dove si può ammirare la catena del Pasubio. Si arriva, quindi, a girare sul versante meridionale e giungere nella zona chiamata Borcoletta. Si prosegue il sentiero lungo quello che è denominato il Coston dei Laghi e, dopo sali e scendi si arriva in cima al Monte Maggio dove si trova una grande croce in metallo a ricordo del Primo conflitto. Dalla vetta si gode un’ampia visuale, a 360°, su molte cime del Trentino Alto Adige e, in una giornata limpidissima, si può vedere perfino la laguna di Venezia e il mare Adriatico.

Per ritornare al punto di partenza, si può percorrere lo stesso sentiero dell’andata oppure una via alternativa, il “Sentiero Val de le Calchere” (SAT 139), recuperato grazie al lavoro della Pro Loco di Zoreri. Dalla vetta del Monte Maggio, ci si dirige verso località Calgaore, dove si può godere di un vasto panorama sulla Valle di Terragnolo e il Pasubio. Si raggiunge Malga Maronia e suoi antichi pascoli. Da qui si scende attraversando i resti di postazioni militari della Grande Guerra e una serie di punti panoramici fino a ritornare al Passo della Borcola.

  1. C.    GIRO DEL PASUBIO

Lunghezza: 18 km; Dislivello: m. 1.210; Difficoltà: difficile

 

Si tratta di un itinerario impegnativo, ma di grande interesse storico, in quanto permette di ripercorrere il nostro passato camminando sui sentieri simbolo della Grande Guerra in Trentino.

Breve descrizione dell’itinerario

Dal Passo della Borcola attraverso l’antica mulattiera, sistemata per esigenze belliche prima dagli italiani e poi dagli austroungarici, si sale verso Malga Costa. Questa mulattiera è la continuazione del sentiero E5 - della pace. Dopo circa un’ora e mezza di cammino in salita si arriva al Fontanel della Costa, unica sorgente su questa cima, preziosa per la malga e per i soldati durante la Prima Guerra Mondiale, qui si apre una vasta zona prativa dove durante l’estate vengono portati al pascolo gli ovini. Da Costa, sulla destra, seguendo il sentiero E5 - della pace, si prosegue per Malga Buse. Una volta giunti qui, al Bivio con la Val Gulva, si gira sulla sinistra e troveremo Malga Buse di Bisorte, dove in tempi di guerra arrivava la grande teleferica austroungarica che partiva da Calliano. Lasciata sulla destra Malga Buse, per la strada militare si giunge alla Conca Cisterna. Qui si nota una montagna scavata su quattro piani da gallerie: era la sede del battaglione d’assalto austroungarico. Superate le postazioni in roccia, sulla sinistra si imbocca il sentiero per le Sette Croci, che la tradizione vuole siano state poste a memoria di sette pastori ammazzatisi per questioni di pascolo. Il sentiero conduce poi alla Chiesetta di Santa Maria del Pasubio e all’Arco Romano. Da qui si sale a destra sulla mulattiera che porta alla Sella dei Denti Italiano e Austriaco.

Il rientro avviene per il sentiero in quota che dal Dente austriaco porta al Monte Roite e quindi alla Selletta dei Campiluzzi. Lasciata sulla sinistra la conca dei Campiluzzi, imbocchiamo sulla destra una strada militare che porta all’imbocco della Val Zuccaria, che era il centro logistico di seconda linea del Pasubio. Proseguendo sulla destra si scende tutta la valle. Raggiunta la strada forestale si prosegue a destra per Malga Bisorte e poi per Passo Lucco. Si supera il passo e, nel punto in cui la strada si divide, ci si incammina verso il sentiero che porta a Malga Gulva e da qui alla Borcola.

MALGA BORCOLA

Il modo migliore per concludere un’escursione in montagna è farlo seduti in un’accogliente malga, dove gustare i prodotti tipici di produzione propria. Nel periodo estivo a Malga Borcola il visitatore trova un luogo accogliente sia per l’offerta gastronomica - qui vengono proposti piatti della cucina tradizionale trentina - sia per avere informazioni e assistenza in caso di bisogno. Dal punto di vista culinario qui si possono gustare ottimi formaggi di malga e ricotta fresca di giornata, che riportano al palato tutti i profumi dei pascoli di Terragnolo. Anche la famiglia con bambini piccoli troverà un ambiente ospitale e un curioso percorso didattico per conoscere gli animali ospiti della Malga (dalle oche al maialino nano vietnamita). Per maggiori informazioni visita il sito www.malgaborcola.it

 

CHIESETTA DEGLI ALPINI

Questa chiesetta è stata costruita nel 1968 da un’idea di Luigi Valduga, allora presidente dell’A.N.A, e con il contributo della popolazione e dell’A.N.A. di Terragnolo. Internamente si trova un altare di marmo, donato dalle ditte Ferrari e Menegolli di Grezzana (Verona), e la statua della Madonna Pellegrina, donata da don Gino Frizzi. Esternamente, su di un masso, è scolpita una delle massime di Ugo Foscolo “A egrege cose l’anima accende l’urne dei forti”. 

 

 

NOTE STORICHE

 

RITROVAMENTI PREISTORICI

Nel 1912 nei dintorni del Passo della Borcola fu trovata un’ascia di bronzo ben lavorata e conservata, che gli studiosi fecero risalire all’epoca del bronzo. Oggi questo reperto è conservato nel Museo Civico di Rovereto. Questo ritrovamento fece presupporre agli storici la presenza in zona di transumanti, cacciatori e raccoglitori, già in epoca preistorica.

 

ATTILA ARRIVA SUL PASSO

Vi è una leggenda fantasiosa diffusa tra le genti di Terragnolo che vede Attila, arrivare al passo della Borcola e, vista la Valle aspra sottostante abbia detto: “Hanc terram nolo” = “Questa terra non la voglio”, e da queste parole nacque il nome di Terragnolo.  Miti e leggende a parte, dal Passo della Borcola si gode una vista suggestiva sulla Valle, che si apre punteggiata dai suoi piccoli masi sparsi.

IL LEONE E LA BORCOLA: UNA STORIA SECOLARE

Il Leone di San Marco al Passo della Borcola da secoli segna il confine tra Veneto – Tirolo, Italia – Austria, Vicenza – Trento, Comune di Posina e Comune di Terragnolo. Nel 1408, quando Venezia estese il suo dominio rinnovò, ai confini settentrionali, i cippi di confine in pietra, facendovi stampare l’insegna di San Marco. Nel 1510, nelle lotte con i Veneziani, Massimiliano d’Asburgo occupò la Val Posina e i suoi abitanti si dichiararono sudditi dell’Imperatore e distrussero il Leone di S. Marco della Borcola. Nel 1767 scoppiò una contesa inerente il Passo tra gli abitanti di Posina e quelli di Terragnolo. Fu allora che il Commissario imperiale e il Provveditore veneto stilarono un documento per porre fine alla lite. Nel 1772 un tagliapietre venne incaricato di incidere il numero di serie dei confini. In Borcola, oltre al numero, scolpì anche l’immagine del Leone di San Marco, di faccia con taglio verticale.

Nel 1848, durante la Prima guerra d’Indipendenza, i soldati arrivati da Posina combatterono gli austriaci in Borcola e si spinsero fino a Terragnolo; ricacciati dagli austriaci asportarono il Leone di San Marco e lo portarono a Posina, dove, nel 1927 venne murato sul campanile della chiesa del paese. In seguito una nuova tavoletta con il Leone rappresentato a tutto corpo verrà posizionata in Borcola sullo stesso masso.

COLLEGAMENTI VIARI NELLA STORIA

Quella che oggi è la strada provinciale 138 che collega le frazioni di Terragnolo da Rovereto alla Borcola, un tempo era una vecchia mulattiera. Nel 1701 il Principe Eugenio di Savoia, generale dell’Imperatore, passò per questa angusta strada con una parte del suo esercito e da questa via scese nella Pianura veneta, per assalire alle spalle i francesi ivi stanziati. Bruno Bais, nel suo testo dedicato alla storia di Terragnolo, ci racconta che il Principe chiese agli abitanti della Valle di aiutarlo al riassetto della strada e che in molti accorsero volenterosi a prestare la loro opera e ne furono largamente ricompensati. Nel 1916 per esigenze belliche la strada venne consolidata da militari austroungarici e prigionieri russi.

 

LA GRANDE GUERRA SULLA BORCOLA

Il confine tra il Regno d’Italia e l’Impero austroungarico, situato poco a sud del Passo della Borcola, nell’imminenza dell’entrata in guerra dell’Italia, era presidiato da due battaglioni della 79° fanteria della Brigata Roma, da una batteria da campagna e da una da montagna appartenenti alla 9° divisione. Scarse erano invece le truppe austriache dislocate nella Valle di Terragnolo e sul Pasubio, secondo i piani degli alti comandi che prevedevano l’abbandono del massiccio in caso di conflitto.

Allo scoppio della guerra (1915) i fanti della Brigata Roma occuparono il Passo e proseguirono lungo la Valle di Terragnolo, senza trovare resistenza. Nei giorni seguenti arrivarono fino alla confluenza tra il Leno di Terragnolo e il Leno di Vallarsa, vicino al ponte di San Colombano, e si aggrapparono al ripido fianco della Valle di Terragnolo che risale verso Serrada. Su queste posizioni, alle dipendenze dello sbarramento Agno – Posina, i combattenti trascorsero il primo inverno di guerra. Alla Borcola gli italiani piazzarono 3 obici da 280 cm. Immediatamente a sud della Malga Borcola alcuni elementi di trincea sorvegliavano l’accesso al Passo, altre trincee risalivano la costa della Borcoletta.

L’obiettivo ultimo dell’Italia era quello di raggiungere la linea Monte Finonchio – Cornetto – Monte Cimone di Lavarone, obiettivo non conseguito in quanto il 15 maggio 1916 gli austriaci scatenarono la Strafexpedition e i reparti italiani a difesa del settore furono travolti dall’avanzata della 10° Brigata da montagna austriaca, che puntava verso il Col Santo, altura dominante la Valle di Terragnolo.

In poco tempo gli austriaci costrinsero gli italiani a retrocedere verso la sommità del massiccio del Pasubio. Gli attacchi proseguirono in Val Posina e, una volta vinte le ultime posizioni al Passo della Borcola, gli austroungarici dilagarono in tutta la Valle giungendo fino ad Arsiero (VI). Da quel momento la Costa della Borcola passò in possesso austriaco e lì fu organizzata solidamente la prima linea imperiale sul versante est del Pasubio.   

 

TELEFERICHE DELLA GRANDE GUERRA

In inverno la rete stradale era spesso interrotta dalle abbondanti nevicate, per questa ragione durante la Grande Guerra, per non ostacolare l’afflusso dei rifornimenti di fondamentale importanza per i soldati al fronte, gli austroungarici si servivano di altre vie di comunicazione: le teleferiche. Dalla zona detta “Fondo della Stua” partiva la teleferica per zona Borcola. Dalla Borcola partiva un’altra teleferica per il campo trincerato e le postazioni di artiglieria situate a Costa Borcola. Finita la Guerra furono smontate, ma attualmente sono ancora visibili i resti delle grandi e delle piccole stazioni.

 

GRAFFITI DELLA GUERRA

In queste montagne teatro di guerra si possono ancora trovare molte scritte incise nel cemento o nella pietra fatte dai soldati che qui combatterono. Nella zona, lungo la strada provinciale, appena superata la Malga Borcola, si può vedere ad esempio una scritta (24 cm Morser Batterie 12 7 R Borcola Pass), in parte deteriorata, lasciata dai serventi austriaci sulle pareti della postazione del loro cannone. Un cippo di cemento, dedicato al capitano medaglia d’oro Friedrich Franek, è stato costruito invece proprio in cima allo sperone roccioso che domina il Passo, a sinistra della strada per chi viene da Terragnolo, e porta incisa la scritta Franek Fels 1918. Lungo la linea austroungarica tra passo Borcola e Costa di Borcola, si trova una postazione d’artiglieria in caverna con un’epigrafe ben conservata che porta la scritta “Auf dem Passe Borcola, da standen wir…. (Al Passo della Borcola, qui noi eravamo…).

 

 

 

LIBRI PER SAPERNE DI PIÙ

  • BAIS B., Storia della Valle di Terragnolo – ricerche e documenti, La Grafica, Mori (TN), 1986.
  • Itinerari sul Pasubio e nelle Valli del Leno, Manfrini editore, Manfrini Editore, Calliano (TN), 1997.
  • GATTERA C. E GRESELIN R., Pasubio 1915 – 1918 Salvare la memoria, Ed. Gino Rossato, Valdagno (VI), 2009.
  • GORFER A., Le Valli del Trentino – Trentino orientale, Manfrini Editore, Calliano (TN), 1986.
  • OSTI G., Tracce tedesche nella toponomastica della Valle di Terragnolo, La Grafica, Mori (TN), 1995.
  • PIEROPAN G., Il Pasubio e le sue Valli, Val Leogra – Vallarsa – Val Terragnolo – Val Posina, Gino Rossato Editore 1998, Valdagno (VI), 1998.
  • PIEROPAN G., Monte Pasubio, Guida alla zona sacra, itinerari – ambiente –storia, Gino Rossato editore, Valdagno (VI), 1990.
  • ZANDONATI A., La valle contesa Terragnolo 1915 – 1918, Edizioni Osiride, Rovereto (TN), 2015.
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